Comitato Marsicano NO Powercrop
5nov/110

Le ragioni del NO: “questa centrale non ci serve”

Di Marco Ciaffone, direttore di Terre Marsicane

L'onere della prova dovrebbe essere invertito: chi ha intenzione di inserire un nuovo ed importante elemento in un sistema ha il dovere di spiegarci dev'è la convenienza. Invece, con la sensazione che i giochi si fanno sulla testa dei cittadini, bisogna rappresentarci da soli per spiegare le ragioni di un rifiuto al sopra menzionato “inserimento”. Tanto chi sta mettendo in atto “la grande opera” ha bisogno di interfacciarsi, nella maniera più silenziosa possibile, solo con chi abita nel Palazzo. Dell'interesse comune, semplicemente se ne frega.

Il “NO” alla centrale è, partendo dalla superficie, un rifiuto delle sue ricadute ambientali (ancora da dimostrare la reale consistenza e pericolosità delle emissioni) e del danno all'economia del Fucino, tra l'impatto logistico (un grosso impianto “affamato” di una quantità di materiale da importare sul territorio), i prodotti danneggiati (almeno nell'immagine) e una potenziale riconversione della produzione per tararla sulla biomassa. E proprio in un momento nel quale un contadino ricava da un quintale di patate molto meno di quanto uno spacciatore non ricavi da un grammo di marijuana.

Se sembrano luoghi comuni la ragione è semplice: sono verità lampanti, quasi scontate, visibili a chiunque e invisibili solo a chi ha da guadagnare nello scempio del territorio.

Rischiamo di diventare (non solo per questa opera, si badi bene, ma per il circolo vizioso al quale darebbe il via) una Conca di torri di fumo e magazzini pieni di materiale da bruciare. In mezzo i tir che ce li portano da chissà dove. Il tutto foriero di deturpazione ambientale in uno stravolgimento, ed è la parte peggiore, governato da chi avrà più potere, più arroganza, meno scrupoli. Un circolo vizioso, appunto.

Eh si, qualcuno dirà: ma creerà posti di lavoro. Probabilmente i costi appena elencati bastano a neutralizzare l'argomento. Ma soprattutto, basterebbe avere la voglia di scommettere sull'innovazione (nei settori già maturi e in quelli tutti da costruire) per creare molti più posti di lavoro di quanti non possano fare dieci centrali.

Ed è qui che arrivano le ragioni più profonde.

Se iniziassimo a costruire abitazioni e strutture autonome dal punto di vista energetico, se installassimo ognuno per sé microimpianti di produzione, creeremmo tutto un settore dell'economia, non avremmo problemi di spazi (a produrre sarebbe, in maniera decentrata, una grande e intelligente rete), ci libereremmo dallo schema del “grande centrale tanta energia” e risparmieremmo un bel po' di quattrini sul lungo periodo (già, il lungo periodo, quella chimera scomparsa tra mille populismi di soluzioni facili, immediate, d'impatto. Distruttive). E' uno schema logico che non vale solo per questa vicenda.

Perché chi dice “NO” alla PowerCrop non sta scegliendo la via del conservatorismo ai danni di un presunto “ammodernamento ed avanzamento” del territorio, così come non sta dicendo “NO” alle energie rinnovabili. Si chiede semplicemente di compiere questi passi con intelligenza e soprattutto guardando ad un interesse generale più che all'interesse di pochi, e noti, che pur di speculare sul nostro territorio continuano a proporci vecchi modelli o soluzioni scandalose spacciandole per “rivoluzionarie”. Siamo ad un punto di snodo della nostra storia, le scelte che faremo oggi per il territorio potranno ridarci slancio o dirigerci verso quel punto di non ritorno per il quale la prossima generazione non potrà che biasimarci.

Insomma, chi dice “NO” in realtà sta dicendo “NON CI SERVE”. Lo dice nello specifico ma lo riferisce a tutte le decisioni che saranno prese nel corso dei prossimi anni per lo sviluppo (sostenibile) della Marsica.

Potrei anche sbagliarmi, e come me tutti i cittadini e gli amministratori che in questi anni hanno manifestato un dissenso totale e puntuale. Ma se cosi fosse, sono i promotori di questo progetto (e dei prossimi) che dovono venirci a spiegare il perché.

Nel frattempo, la battaglia prosegue.

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