Comitato Marsicano NO Powercrop
20ott/080

La Power Crop deposita lo Studio di Impatto Ambientale

Nonostante le prime proteste cittadine a cui hanno fatto seguito quelle delle amministrazioni locali, la Power Crop non intende ritirare il progetto e il 13 agosto 2008 deposita in Regione   il proprio documento di Studio di Impatto Ambientale (scarica documento formato pdf). Ha inizio così l'iter per la Valutazione di Impatto ambientale. Secondo quanto previsto dalla procedura da questo momento in poi e per un termine massimo di 60 giorni, ogni stakeholder, ovvero portatore di interesse, può presentare all'ufficio di Valutazione di Impatto Ambientale le proprie osservazioni riguardo al progetto.

In Regione vengono quindi spedite le osservazioni del Comune di Avezzano, dell'Associazione "Riserva naturale il Salviano" e anche quelle del comitato cittadino (scarica documento in pdf). Quest'ultimi in particolare analizzando  i vari aspetti contenuti all'interno del SIA (Studio di Impatto Ambientale) concludono dicendo che lo studio presentato per la procedura di V.I.A dalla PowerCrop s.r.l è prettamente settoriale; NON si tiene conto né dell’interazione tra la centrale a biomasse e le attività già esistenti sulla zona di interesse (Cartiera Burgo, Micron Technology,  gruppo SAES, società FIAMM, attività agricola), né tanto meno delle implicazioni a livello “ecosistemico” (intendendo “l’ecosistema” non solo in accezione naturalistica ma come il complesso delle relazioni reciproche tra uomo e ambiente).

In altre parole mancano completamente elementi che dimostrino la fattibilità della centrale da un punto di vista territoriale (e non semplicemente impiantistico). Riteniamo che dalla documentazione presentata come S.I.A. non è possibile escludere la presenza di alcuni impatti significativi (come ad esempio quelli relativi all’innalzamento della temperatura locale o alla continua esposizione ai fumi, alle ceneri, e agli inquinanti); al contrario, gli elementi disponibili lasciano ragionevolmente presupporre che a seguito della realizzazione e dell’esercizio dell’impianto, così come è stato progettato, si verificheranno impatti non trascurabili sull’ambiente.

Si richiama il “Principio di Precauzione” (sancito nella Conferenza ONU del 1992 di Rio de Janeiro sull’Ambiente e lo Sviluppo ed entrato nel diritto comunitario con il Trattato di Maastricht e Amsterdam). Tale principio prevede che qualora vi siano “ragionevoli motivi per temere” (Comunicazione 2 febbraio 2000 della Commissione) che esista un rischio per l’ambiente, le cause di tale rischio devono essere preliminarmente ridotte o, ove possibile, eliminate. In linea teorica, il Principio di Precauzione deve essere applicato sulla base di una attenta analisi costi-benefici, che però non sia limitata agli aspetti quantitativi, ma consideri  anche i profili qualitativi delle varie situazioni in esame. Una sommaria analisi costi benefici non mette in evidenza motivazioni forti che costringano un territorio con le caratteristiche di quello della Marsica, a sostenere impatti di questo tipo; al contrario mostra benefici solo apparenti (e per lo più solo privati), a fronte di molti interrogativi sulle quantità e qualità dei costi che l’ambiente (e quindi la collettività) dovrebbero sostenere.

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