Comitato Marsicano NO Powercrop
19set/130

Il gruppo Maccaferri nella Marsica produce disoccupazione ed energia elettrica

maccaferri
Di Ciro Sabatino

Il gruppo Maccaferri tre anni fa ha ceduto la sua azienda metalmeccanica di Celano al gruppo Pittini che ha deciso di chiuderla e di lasciare a casa i suoi 85 lavoratori. Nel 1998 alla Sadam del gruppo Maccaferri gli fu concessa la costruzione della centrale turbogas da 190 megawatt a Celano con l'accordo di salvaguardare i lavoratori occupati e i livelli produttivi dello zuccherificio di Celano. Nel 2006 grazie a un accordo con il ministero delle politiche agricole, lo zuccherificio di Celano viene chiuso, i 230 lavoratori messi in cassa integrazione con la promessa di essere assorbiti nel progetto di riconversione che all'inizio prevedeva la costruzione di un impianto di lavorazione di patate e ortaggi. Questo impianto non e' stato mai costruito ma in cambio la Powercrop inizialmente al 100% di proprieta' del gruppo Maccaferri, ora il 50% delle quote sono state vendute a Enel Green Power, dal 2007 vuole costruire un mega impianto a biomasse da 35 megawatt nel territorio comunale di Avezzano sempre con l'intento di assorbire gli ex lavoratori dello zuccherificio di Celano. C'e' da dire che il progetto presentato dalla Powercrop prevede l'impiego di una trentina di unita'. Ricapitolando, il gruppo Maccaferri nel nostro territorio ha ceduto un'azienda metalmeccanica ad nuova proprieta' che dopo tre anni la vuole chiudere dopo aver utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali per 85 lavoratori. Nel 2006 ha chiuso lo zuccherificio di Celano che occupava 230 lavoratori. In cambio pero' il gruppo Maccaferri nel nostro territorio gli e' stato concesso di costruire una centrale turbo gas da 190 megawatt che occupa appena una decina di lavoratori e se non fosse stato per l'opposizione dei cittadini di Avezzano, delle associazioni di categoria agricole e ambientaliste, ora avrebbe costruito nel territorio del Comune di Avezzano anche una mega centrale a biomasse da 35 megawatt che avrebbe occupato una ventina di lavoratori. Concludendo, il gruppo Maccaferri nel nostro territorio ha dismesso due opifici che occupavano in totale circa 315 lavoratori e in cambio ogni anno incamera dalle nostre bollette elettriche milioni di euro di incentivi con la sua centrale a turbo gas da 190 MWh. I marsicani e il loro ambiente ringraziano di cuore il gruppo Maccaferri.

14ago/130

The end (?)

Una settimana fa il Senato ha approvato gli emendamenti presentati da M5S e PD abrogando definitivamente la norma di cui agli art. 6bis e 6ter inserita all’interno del cosiddetto Decreto del Fare. I due commi prevedevano la possibilità di nominare dei commissari ad acta per attuare i piani di riconversione degli zuccherifici, ma anche di far passare queste opere come di interesse strategico nazionale facilitando così l’insediamento di mega impianti per bruciare biomasse, inaccettabili, come più volte sottolineato,  sia da un punto di vista igienico - ambientale che economico-occupazionale.

A seguito della norma pro-impianti a  biomasse inserita all’interno del Decreto abbiamo lanciato l'allarme e fatto rete con gli altri comitati cittadini NO PowerCrop  sorti sull’intero territorio nazionale e come noi alle prese con la multinazionale  e i suoi bruciatori a biomasse. Il gioco di squadra e l’impegno di molti hanno fatto si che i nostri rappresentanti al Senato si mobilitassero per tutelare un bene comune a tutti. A nome del Comitato marsicano NO Powercrop, si ringraziano indistintamente tutte le forze politiche, locali e nazionali, che si sono impegnate per ottenere questo importante risultato. Con l’abrogazione di questa norma la competenza in materia di riconversione di un comparto agricolo, quello bieticolo, torna in mano alle Regioni, così come la Costituzione Italiana Prevede un risultato importante questo appena ottenuto in seguito al quale ci  auguriamo che si possa porre fine una volta per tutte allo scellerato tentativo di realizzare un‘ opera indesiderata e devastante per il territorio agricolo del Fucino.

20lug/130

Allarme Rosso: Il Decreto del Fare…l’inceneritore a biomasse

Il Comitato Marsicano No PowerCrop, Wwf e Fare Verde  lanciano l’allarme: da lunedì 22 luglio arriverà in Parlamento un emendamento al D.L. 69/2013 (c.d. decreto del fare) che mira a far dichiarare “di interesse strategico nazionale” i progetti di riconversione del settore bieticolo- saccarifero riproponendo inoltre la norma sui commissariamenti già prevista dall’ art 29 del  D.L. 5/2012, dichiarato parzialmente incostituzionale dalla Consulta con sentenza  n°62/2013.

Si tratta di un’iniziativa gravissima – dichiara Angelo Viscogliosi, Presidente del Wwf  Marsica- la vocazione agricola e ambientale del nostro territorio verrebbe definitivamente compromessa dallo sciagurato progetto della mega centrale a biomasse che la PowerCrop vorrebbe realizzare ad Avezzano,in loc. Borgo Incile. Tale progetto vede la ferma opposizione delle associazioni Ambientaliste, delle Organizzazioni Professionali Agricole (CIA, Coldiretti e Confagricoltura), dei cittadini di Avezzano, Luco dei Marsi e della Marsica tutta”.

Massimo de Maio, Presidente di Fare Verde Onlus sottolinea  ribadisce ancora una volta che , “l’installazione di una mega centrale a biomasse nella piana del Fucino è assurda considerando la conformazione della piana stessa ove gli inquinanti tendono a ristagnare per via della limitata circolazione atmosferica”.

Ricordiamo che : il

  • procedimento di approvazione regionale del progetto di centrale è oggi sospeso in quanto sono emersi gravissimi dubbi sulla legalità e legittimità del parere positivo espresso dal Comitato VIA nel settembre 2010.
  •  Attualmente pendono tre ricorsi davanti al TAR e il  Consiglio Regionale del novembre 2011 ha decretato la sospensione del procedimento sino alla definizione dei ricorsi al TAR.

Sarebbe gravissimo se un Prefetto  volesse contraddire la volontà popolare espressa nelle delibere di contrarietà del Consiglio Regionale Abruzzese, del Consiglio provinciale dell’Aquila e dei Consigli Comunali di Avezzano e Luco dei Marsi: la popolazione Marsicana si è già espressa con fermezza contro tale progetto che contrasta con gli interessi ambientali, paesaggistici ed economici del nostro territorio. Confidiamo quindi che tutti i parlamentari marsicani e abruzzesi si batteranno in Parlamento per evitare queste brusche accelerazioni ed evitare che si arrivi alla disastrosa realizzazione di un’opera che nessuno vuole, ovvero al Commissariamento Prefettizio. Segnerebbe  una sconfitta per le Istituzioni e per la Politica, se, per impedire tanto scempio, i cittadini fossero costretti a mettersi davanti alle ruspe o ai carabinieri.

Il Comitato No PowerCrop ha dimostrato in modo puntuale ed analitico che nel territorio marsicano e limitrofo non sono disponibili le biomasse lignee per il funzionamento di tale impianto, sorgono dunque dubbi inquietanti sulla alimentazione della centrale. Si è inoltre dimostrato che dal punto di vista occupazionale verrebbero impiegate pochissime maestranze danneggiando invece l’ economia agricola del Fucino attraverso la perdita di migliaia di posti di lavoro.
Il Comitato chiede una ferma presa di posizione del Comune di Avezzano, considerato anche che il progetto contrasta con il Piano di Gestione della Riserva Naturale del Salviano.

4lug/130

Decreto del fare: il Governo spinge verso la realizzazione della centrale Powercrop

Con il “Decreto del Fare” la salute dei cittadini subordinata al profitto delle aziende. Nel provvedimento non solo si azzera completamente la bonifica di siti inquinati comeq uello di Bussi, ma arriva  anche una nuova spinta a favore della Centrale Powercrop ad Avezzano. Il WWF:" inaccettabile, i parlamentari abruzzesi assicurino l'impegno per cambiare le norme in sede di conversione in legge".

La seconda norma, contenuta nell'Art.9, a prima vista appare sacrosanta, visto che si applica ai casi di mancata spesa dei fondi comunitari, arrivando a commissariare le realtà che presentano ritardi. In realtà, il provvedimento di commissariamento può arrivare non solo per superare “inadempienze” ma anche per scavalcare non meglio precisate “criticità” facilitando l'iter amministrativo. La Regione sarebbe solo “sentita” prima del Commissariamento. 
Nel caso della mega-centrale a biomasse Powercrop, su cui il consiglio regionale ha espresso un chiaro dissenso, è facile prevedere la riproposizione di un commissario, dopo che quello nominato recentemente è decaduto a seguito della dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale di una norma voluta dal Governo Monti nel 2012 delle stesso tenore di quella rientrata ora dalla finestra nel cosiddetto “Decreto del Fare”.

ARTICOLO 9.
(Accelerazione nell’utilizzazione dei fondi strutturali europei).
2. Al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’ordinamento dell’Unione europea per i casi di mancata attuazione dei programmi e dei progetti cofinanziati con fondi strutturali europei e di sottoutilizzazione dei relativi finanziamenti, relativamente alla programmazione 2007-2013, lo Stato, o la Regione, ove accertino ritardi ingiustificati nell’adozione di atti di competenza degli enti territoriali, possono intervenire in via di sussidiarietà, sostituendosi all’ente inadempiente secondo quanto disposto dai commi 3 e 4 del presente articolo.
3. Le amministrazioni competenti all’utilizzazione dei diversi fondi strutturali, nei casi in cui riscontrino criticità nelle procedure di attuazione dei programmi, dei progetti e degli interventi di cui al comma 2, riguardanti la programmazione 2007-2013, convocano una Conferenza di servizi al fine di individuare le inadempienze e accertarne le eventuali cause, rimuovendo, ove possibile, gli ostacoli
verificatisi.
4. Ove non sia stato possibile superare le eventuali inadempienze nel corso della Conferenza di servizi di cui al comma 3, le amministrazioni, per la parte relativa alla propria competenza, comunicano all’ente territoriale inadempiente i motivi di ritardo nell’attuazione dei programmi, progetti e interventi di cui al comma 2 e indicano quali iniziative ed atti da adottare. In caso di ulteriore mancato adempimento, entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione, l’amministrazione dello Stato, sentite le Regioni interessate, adotta le iniziative necessarie al superamento delle criticità riscontrate, eventualmente sostituendosi all’ente inadempiente attraverso la nomina di uno o più commissari ad acta.

23mag/130

Non e’ necessariamente cosi’

Il comitato risponde al direttore del Centro Tedeschini e alla società Powercrop. Lettera pubblicata su Il Centro del 23 maggio 2013

centrale a biomasse powercrop

Egregio Direttore Tedeschini,
nel giornale in edicola il 22 maggio è ospitata, nella sezione consacrata a «Gli interventi & le polemiche», una lettera a firma delle “Relazioni Esterne Powercrop” la società interessata alla realizzazione della megacentrale a biomasse qui ad Avezzano,  la quale, richiamandosi ad un lavoro recentemente pubblicato sulle colonne del giornale da Lei diretto – lavoro costituito da un resoconto-censimento degli interventi che nelle nostra Regione sarebbero, a giudizio di un Osservatorio, nel guado della sindrome NimBy, ovvero verserebbero in attesa di approvazione o realizzazione a causa della presa di posizione dei cittadini organizzati in comitati – si duole della circostanza che la per la progettata centrale a biomasse in questione, da realizzarsi in località Borgo Incile di Avezzano, si sia ancora in attesa dell’avvio della fase della Conferenza dei servizi.

Che intorno ad un progetto o ad un’iniziativa, si concentri e condensi, come nel caso di Borgo Incile, l’attenzione di cittadini, associazioni, enti, è cosa che in un paese normale, dovrebbe essere vista positivamente, poiché garantisce maggiore partecipazione e quindi implica maggiore trasparenza e comporta un più alto grado di consapevolezza. D’altronde, chi ha le carte a posto non ha nulla da temere, in specie dall’infinitamente piccolo «Comitato NO PowerCrop», in rappresentanza del quale Le indirizzo queste poche righe.

Mai abbiamo manifestato in modo ingiustificato contrarietà alle rinnovabili e alle tecnologie verdi, lo dimostra il fatto che conviviamo benissimo con un impianto a biogas sorto da poco qui vicino le nostre case, siamo invece contrari alle speculazioni e alle megacentrali come questa che si vuole costruire qui nel Fucino e che non presenta vantaggi per il territorio, né ambientali né occupazionali. A  sostegno di tale opposizione ci sono quelle carte che abbiamo tanto studiato, ci sono i pareri autorevoli del Corpo Forestale, nonché quello delle categorie agricole, ci sono scienziati di fama mondiale come il Dott. Montanari che abbiamo avuto il piacere di ospitare, insieme all’associazione Aravinda in un convegno pubblico a Trasacco lo scorso settembre, lo dicono ingegneri e tecnici dell’università dell’Aquila che il Comune di Avezzano ha profumatamente pagato per avere un parere tecnico-scientifico riguardo a tale opera, lo dicono ingeneri e studi scientifici condotti da Enti autorevoli come l’ENEA, con cui abbiamo avuto il piacere di confrontarci durante i mesi in cui una nostra attivista preparava la sua tesi di laurea.

Di contro ci sono i dati presentati dalla trasparente società Powercrop, quelli inseriti nello studio di impatto ambientale in cui si dice ai cittadini del Fucino che la qualità dell’aria che respirano è ottima, peccato però che la stessa società abbia omesso di evidenziare che tali dati sono stati presi non nella piana del Fucino, ma ad Ovindoli!
E ci sono molte altre asperità difficilmente superabili, le quali sono state tutte ben evidenziate nei ricorsi che attualmente pendono innanzi al Tribunale amministrativo sul Giudizio V.I.A.

Questo per dirLe sommessamente, caro Direttore, come chi Le scrive creda fermamente che le questioni siano talvolta meno semplici e semplicistiche di come le si vorrebbe far apparire. Da una parte l’intrapresa economica e lo sviluppo, dall’altra degli estremisti in preda alla sindrome “Non nel mio giardino”, retrivi e ansiosi di difendere solo il proprio orticello. Non è necessariamente così. Quasi mai è così.

Esattamente come Powercrop, siamo lieti di accogliere qualsiasi iniziativa e proposta di dibattito in merito al tema della centrale a biomasse nel Fucino, (ché l’analisi del progetto spetta alle Autorità competenti) nel frattempo, Noi continueremo a fare il nostro, quel che reputiamo giusto e doveroso, come abbiamo sempre fatto.

22mag/130

Sulle biomasse il confronto sia trasparente

E così a seguito dell'editoriale pubblicato dal direttore Tedeschini sul quotidiano Il centro, la società Powercrop accoglie l'invito al confronto dichiarandosi trasparente. Riportiamo di seguito la risposta della Powercrop

Egregio Direttore, salutiamo con favore la sua disponibilità ad organizzare una conferenza regionale per illustrare i nostri investimenti, tra cui la riconversione dello zuccherificio di Celano. L'Osservatorio NIMBY Forum ha diffuso la settimana scorsa la lista dei progetti infrastrutturali contestati in Italia: 354 in totale. Il paradosso è che ci troviamo di fronte a un incremento del 7% delle contestazioni rispetto al 2011. Nonostante una crisi devastante, non si riescono a creare le condizioni per investimenti produttivi. Non vi è dubbio che si debbano fornire tutte le informazioni ed i dettagli per un dibattito pubblico serio, trasparente e scevro da pregiudizi.

Il nostro progetto parte nel 2007 con l'accordo di riconversione definito "di interesse nazionale" da una legge dello Stato. Dopo 755 giorni il progetto ha ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale. La richiesta di Autorizzazione Unica per l'avviamento di questo impianto di generazione da fonte rinnovabile risale a novembre 2011: oggi, dopo 548 giorni, la conferenza dei servizi non è stata ancora avviata. L'investimento previsto è di 115 milioni di euro, per una ricaduta occupazionale che, con l'indotto, supererebbe le 300 unità, risolvendo il problema della cassa integrazione dei lavoratori dell'ex zuccherificio. Questa è solo una parte del progetto che stiamo realizzando in Italia e che vogliamo raccontare ai cittadini abruzzesi con risposte chiare e trasparenti, nella convinzione che la centrale non rappresenti un problema per il territorio, ma, al contrario, una grande opportunità. Relazioni Esterne Powercrop

19mag/130

L’editoriale de “Il Centro”: sempre piu’ forti, sempre meno gentili

Riportiamo di seguito il testo integrale dell'editoriale de "Il centro" a firma del direttore Mauro Tedeschini, che parlando di biomasse, lancia una sfida al confronto per, secondo la sua opinione, colmare il deficit di informazioni di quei cittadini che si oppongono a queste centrali.

centrali a biomasse Powercrop

di MAURO TEDESCHINI -Il titolo qui sopra non è opera mia: ho preso a prestito lo slogan di Nuovo Senso Civico, una delle tante associazioni che si oppongono, con crescente durezza, alla costruzione di nuove centrali a biomasse in Abruzzo. Qui siamo a Treglio e ci si batte contro un ampliamento dell’impianto, ma non è che i toni siano meno accesi a Guardiagrele o a Celano, dove in ballo c’è la riconversione del vecchio zuccherificio, o a Villanova di Cepagatti, nell’entroterra pescarese, dove pure ci sono comitati e resistenze. Scrivo queste righe non per perorare questa o quella causa e premettendo tutta la stima che è dovuta a chi, in buona fede, si batte per la salvaguardia del territorio nel quale è nato e cresciuto. Ma ho l’impressione che tutte queste vicende siano affette da un deficit d’informazione che, nell’interesse di tutti, andrebbe colmato, mettendo sul tavolo tutte le notizie che servono per compiere un’istruttoria completa su questi progetti. Noi, come giornale, stiamo cercando faticosamente di farlo, ma fiutiamo un clima di pregiudizio che non aiuta.

Eppure le domande a cui dare risposte esaurienti e definitive sono tante e andrebbero date alla luce del sole, avendo il coraggio di guardarsi in faccia e la pazienza di documentarsi su questioni che sono molto complicate e vanno al di là del sì e del no. Esempio: chi sono i signori che stanno dietro sigle come Renovo (Guardiagrele) e che cosa possono restituire al territorio gruppi come Enel Green Power e Maccaferri? Qual è il vero livello delle emissioni nocive che queste centrali scaricherebbero sul territorio? Chi vigilerebbe sul fatto che le inevitabili rassicurazioni iniziali non vengano disattese? La mia proposta è semplice: organizziamo una conferenza regionale sulle biomasse, convocando esperti di provata indipendenza capaci di dare riposte ai tanti interrogativi, tra cui quelli di cui sopra. Non lasciamo che le vicende di cui parlavo all’inizio si risolvano in altrettante dispute di campanile e apriamo un confronto vero, senza bla bla e pistolotti di politici, ma con un focus concreto sulle preoccupazioni che stanno a cuore a tanta gente. Noi, come giornale dell’Abruzzo, siamo disponibili ad accollarci tutta la parte organizzativa, con la solita avvertenza: astenersi perditempo. Buona domenica.

7mag/130

Riconversione zuccherificio di Celano: le RSU tornano alla carica

Sulla vicenda della riconversione dell’ex zuccherificio di Celano le RSU sono tornate alla ribalta con un comunicato stampa in cui lanciano accuse di “strumentalizzazione”, proprio loro che sono i primi ad aver strumentalizzato e fatto ostaggio i lavoratori cassintegrati dell’ex zuccherificio di Celano.  “In tutti questi anni - fanno sapere le RSU interne dell’ex zuccherificio - abbiamo fortemente chiesto a tutti i soggetti di intraprendere una serie di iniziative per concordare eventuali proposte alternative della riconversione dello zuccherificio, senza ottenere nessun tipo di risposta, oltre i “NO” preconcetti e strumentali che tutti conosciamo”.

Il Comitato Marsicano NO PowerCrop ribadisce ancora una volta la sua ferma posizione: la riconversione dello zuccherificio di Celano prevedeva di fatto un impianto a Celano per la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli del Fucino, con il reimpiego di circa 50 unità lavorative. Che fine ha fatto questo progetto? Mai esistito, perchè tutta la vicenda della riconversione ha ruotato intorno alla volontà di realizzare ad Avezzano una delle più grandi centrali  a biomasse  d’Italia, che prevede tra l’altro il reimpiego di sole 25 unità lavorative. In tutti questi anni, per citare le RSU, il Comitato Marsicano NO PowerCrop, sulla base di studi e ricerche scientifiche, ha ben motivato il suo fermo NO alla realizzazione di questo scempio ambientale, economico e sanitario, chiedendo a gran voce che la strada della riconversione proseguisse nella giusta direzione: quella dell’impianto di trasformazione dei nostri ortaggi, ma è sempre stato chiaro  che  la volontà è ben altra: siamo terra di conquista per chi vuole fare affari con energia e monnezza, ma non ci stiamo, la Marsica appartiene ai marsicani e agli agricoltori del Fucino!”.

Visto che ad accendere il fuoco sono le RSU, possiamo parlare solo di lavoro, che sarebbe il campo di loro competenza, tutti gli indicatori economici degli ultimi due anni  testimoniano che il settore agricolo è l'unico ad aver tenuto in Italia. Anzi, in questo Paese, non solo l'agricoltura ha ampliato i propri mercati ma ha anche creato occupazione, in controtendenza rispetto a tutti gli altri settori. Sarebbe davvero demenziale se, per un drappello di lavoratori, si mettesse a repentaglio il lavoro di migliaia di aziende marsicane che vivono grazie all'esistenza del Fucino.

A questo punto ci chiediamo se il problema è la collocazione di 25 lavoratori dell'ex-zuccherificio oppure, come sembra evidente, la strumentalizzazione di questi stessi lavoratori per interessi inconfessabili come quelli del gruppo Maccaferri- Powercrop, eterno predatore di questo territorio.

Il confronto con i sindaci del territorio lo farà l'intera popolazione della Marsica e magari, in primis, gli agricoltori che sono quelli che lavorano quella terra che la Maccaferri-Powercrop vuole scippare per farne un affare,  cambiandone la destinazione d'uso, distruggendo territorio fertile e compromettendo l'economia dell'intera area. Le RSU farebbero bene a studiare il territorio di cui dovrebbero tutelare gli interessi collettivi e a rendersi autonomi dal padrone, come del resto dovrebbe essere nella natura stessa del ruolo che rivestono.

6mag/130

Ex Eridania: generosa realta’

IL GRUPPO "DONA" 100 MILA EURO AL PD

Si scrive SECi  ma  si deve leggere Maccaferri e questo nome compare nell’elenco  “ufficiale “  di chi, a   vario titolo  e con varie cifre , ha contribuito in maniera cospicua  ed  importante al finanziamento dei partiti politici.

La societa’  bolognese  ha versato ben 100 mila euro a  Bersani come sostegno alla   sua campagna elettorale per ultime elezioni politiche.

Ma  chi e’   S.E.C.I.? E' una  holding a cui fanno capo le partecipazioni, coordina le decisioni strategiche riguardanti tutte attività, fornisce servizi e assistenza generali, controlla la gestione delle numerose singole aziende  della galassia Maccaferri alle quali assicura il supporto finanziario per lo sviluppo delle numerose unità produttive e commerciali operanti in Italia e all'estero.
Gli ambiti sono davvero molteplici: dalla farmaceutica agli interventi  di  riqualificazione urbanistica di grandi insediamenti industriali dismessi,  alla   promozione e realizzazione di insediamenti residenziali, centri commerciali, direzionali e di logistica; dalle  autostrade agli arredi urbani,  dalla cosiddetta ingegneria ambientale  con escavazioni di cave di ghiaia e bituminosi,  alla costruzione di discariche,  dal campo della produzione di energia con mega impianti a biomasse (Nel nostro territorio la conosciamo attraverso la centrale a biomasse PowerCrop) turbogas, fotovoltaico ed  eolico, fino ad arrivare al ripascimento costiero contro l’erosione del mare.

E guarda caso  sono tutte attività  che per le loro caratteristiche necessitano di un confronto costante e diretto con le istituzioni poichè, nella maggior parte dei casi, sottoposte a valutazioni  ambientali (VIA, VAS  ecc)  e/o urbanistiche che vedono sempre coinvolti Comuni, Province e Regioni e di riffa o di raffa, dal nord  al sud, qualche amministrazione in mano direttamente o indirettamente  al PD la si trova sempre……spesso anche a tutti e tre i livelli, comunale, provinciale e regionale.

Donare 100 mila euro  di finanziamento elettorale al Partito di Bersani,  già  Ministro dell'Industria,  già  Ministro dei Trasporti, già  Ministro dello Sviluppo Economico potrebbe sembrare un investimento a basso costo e molto remunerativo per chi forse necessita di  “sponde “ per business edilizi o mega insediamenti industriali sempre più contrastati dalle popolazioni  locali che  amano la cultura, il loro territorio e che  spesso si dimostrano più lungimiranti della politica.

Fonte: Ravenna virtuosa

6apr/130

Il Commissario ad acta? Incostituzionale!

Ieri, 5 aprile 2013, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’art. 29 del D.L. 5/2012 che prevede la nomina di Commissari “ad acta” per garantire l’esecutività dei progetti di riconversione del settore bieticolo-saccarifero.
La Corte Costituzionale – adita a seguito di ricorso da parte della Regione Veneto – ha stabilito che detto art. 29, contemplando un potere di intervento sostitutivo dello Stato in una materia riservata alla competenza legislativa residuale delle Regioni, di fatto si pone in contrasto con gli artt. 117, 118 e 120 della nostra Costituzione, in relazione al principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni.

Trovano dunque conferma i dubbi e le perplessità manifestati dal Wwf Abruzzo e dal Comitato Marsicano NO PowerCrop, relativamente alla nomina del Prefetto dell’Aquila, Alecci, a Commissario “ad acta” per il sito di riconversione di Celano, progetto che prevede la realizzazione di una - per noi esiziale - megacentrale a biomasse ad Avezzano, nel cuore del Fucino, in località Borgo Incile.
Su tale nomina, sarebbe stato lecito attendersi, da parte della Regione Abruzzo – dichiaratasi “politicamente” contraria all’intervento di Borgo Incile  e impegnatasi a bloccare l’iter autorizzativo già nel novembre 2011 – il medesimo contegno tenuto dalla Regione Veneto o, quantomeno, una maggiore chiarezza in ordine al mancato ricorso avverso una disposizione che espropriava l’Ente da una sua competenza. Invece la Regione Abruzzo ha taciuto e, con il proprio silenzio, è stata di fatto acquiescente.

L’11 Marzo scorso il Wwf Abruzzo e la STL Wwf Marsica hanno presentato richiesta formale di accesso agli atti, presso la Regione Abruzzo, al fine di prendere esatta cognizione degli atti relativi a quel che solo fonti giornalistiche (e, stranamente, non  l’informazione istituzionale, di solito larga di comunicati stampa) hanno, definendola peraltro “summit”, rivelato esser stata una riunione, tenutasi in Prefettura a L’Aquila nella prima decade dello scorso marzo, alla presenza del Commissario “ad acta”, prefetto Alecci, il sindaco di Celano, Filippo Piccone, il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, e gli esponenti della società PowerCrop interessata a realizzare l’impianto.
Ad oggi ancora nessuna risposta. Non è pervenuto, agli istanti, nessun documento e nessun verbale relativo a quella riunione.

Il Wwf e il Comitato Marsicano No PowerCrop, intendono prendere provvedimenti urgenti per far chiarezza su tale questione, e lumeggiare i comportamenti tenuti da tutti gli attori in campo in questa grave vertenza.